Venerdì strepitoso matrimonio. Tutto perfetto: sposi in orario, testimoni (della sposa) attraenti, prete mitico che ha fatto battute a iosa (con conseguenti sobbalzi della mia videocamera), ottimo cibo e bella compagnia con grasse risate. Al mio tavolo, posizionato proprio davanti agli sposi, c’erano 3-4 napoletani: ho dedotto che la sposa abbia voluto tener d’occhio la combriccola per paura che l’argenteria scomparisse da un momento all’altro…
Per fare il solito sbruffone con gli invitati avevo impresso nella mente, grazie ad Andrea, qualche notizia in merito alla chiesa dove si celebrava il matrimonio: purtroppo, ben presto la mia memoria deve aver avuto un calo di tensione ed infatti, invece di dire agli ospiti “Questa è la chiesa di Santa Maria in Domnica”, ho affermato “Questa è la chiesa di Santa Maria in Omnitel…”, ed è finita là.
Ma passiamo ad altro. Ciò che mi sovviene in mente ogni volta che partecipo a questo tipo di feste, sono due cose: l’abbigliamento ed il trucco degli invitati. Ma perché un essere umano (di sesso femminile) ha un volto ed un modo di vestirsi per 364 giorni all’anno e si deve tramutare completamente durante il 365°? Osservi abiti “sobri” che neanche la Carrà oserebbe indossare... Forse ne ho già parlato, ma è troppo divertente arrivare nei pressi della chiesa e presentarsi ad una bella donna dall’apparente età di 23 anni: “Piacere, mi chiamo Giuseppe”, e quella ti risponde: “Aho, ma non mi riconosci? Sono la tua prozia!”. Alle cerimonie ti senti sempre spaesato: ti sembra di non conoscere nessuno eppure sei attorniato dai soliti amici e parenti; ti ritrovi ad esporre la tua identità a tutti gli invitati che invece frequenti da sempre! Vagonate di cerone, fondotinta e trucchi vari fanno miracoli trasformando completamente le sembianze umane: ad un tavolo osservi le 5 finaliste di Miss Italia nel mondo mentre solo un giorno prima, le stesse 5 ragazze potevano tranquillamente partecipare a “Il brutto anatroccolo”. E’ un po’ come visitare il museo delle cere…
In chiesa, esamini queste stangone che puoi finalmente guardare negli occhi o devi addirittura alzare lo sguardo per ammirarle: calzano scarpe altissime (ho visto tacchi 18/22…) e strette (ma perché ai matrimoni bisogna indossare calzature di 3 numeri inferiori? E’ una legge non scritta? E’ un movimento clandestino che usa questo segno di riconoscimento?). Apparenza che dura poco: dopo qualche ora, sfinite dal dolore, le invitate hanno il coraggio di sfilarsele e ti ritrovi immerso nuovamente in puffolandia…