Quando è uscita la notizia che il film-documentario su Michael Jackson sarebbe rimasto nelle sale cinematografiche solo per due settimane, mi sono precipitato nel primo internet point per assicurarmi due preziosi biglietti in ottima posizione.
Avevo fatto una prenotazione strategica: in un tranquillo martedì ad un orario da disoccupati. Odio andare al cinema con una orda di barbari che sembrano voler festeggiare la Pasquetta in un luogo al chiuso e buio. Ed ancor di più in un’occasione come questa, nella quale si commemorava il mio idolo musicale, Michael Jackson.
Negli ultimi giorni, però, il battage pubblicitario dell’opera è divenuto impressionante: cifre astronomiche di incasso, milioni di partecipanti in tutto il mondo, file interminabili per l’ingresso e biglietti terminati già da un pezzo.
Risultato: in sala, oltre a noi due, ci sono 4 anziane, 2 homeless, 1 famiglia con bambini annessi ed un tizio che ha sbagliato sala. In altre parole, come al solito, non bisogna mai ascoltare ciò che propinano i media.
Il film-musicale-documentario è eccezionale: per un paio di ore, grazie al talento di MJ, si entra letteralmente in un’altra dimensione. E’ qualcosa di assolutamente magico. Il regista con quest’opera regala ai fans i siparietti, i retroscena, le prove canore, i balli, i backstages e gli incredibili video futuristici che Jacko avrebbe dovuto offrire al pubblico in quel di Londra, per gli ultimi suoi concerti.
Io consiglio la visione a chiunque, magari spogliandosi prima del possibile pregiudizio sull’uomo. Ne vale la pena perché MJ è stato un talento unico nella storia della musica e del ballo. Questo film è molto interessante poiché mette in evidenza soprattutto l’artista, non ci sono interviste postume agli amici o ai parenti ma solo a coloro che lavorano con lui a questo progetto.
Stranamente, si esce dal cinema non con la tristezza per la perdita di un talento ma con un sorriso. Un sorriso che nasce dalla gioia di aver vissuto la stessa generazione del Re del pop.
A proposito di musica (di un livello leggermente più basso, eh!) ieri ad X Factor è andata in onda una puntata inspiegabile: perché il quarto giudice è Valeria Marini? Perché farci notare che l'intera massa di Morgan è pari alle labbra della Valeriona? Finché c’è stata lei, mi son rifiutato di guardare il programma e mi son viso Very Victoria, la cui ospite era… Valeria Marini! Argh!
Verso le 2-2.15 son tornato dove batte la musica, su raidue, per seguire l’eliminato. In nomination Chiara e Sofia. Giudizio decisivo della Maionchi. Nulla di più facile, io avrei detto: “Sofia, sei simpatica, non canti malissimo e con te un po’ di tempo lo trascorrerei volentieri in un loft però Chiara canta meglio, è più brava e quindi rimane lei”. Nulla di più semplice.
No. La Maionchi, così come Morgan l’altra puntata, sentenzia: “Sofia, sei bravissima e pronta per incidere un disco. Chiara ha ancora molto da imparare. Quindi, elimino Sofia (!!!???)”.
Come dire, ci presentiamo al ballottaggio di X Factor io e Michael Jackson. Valutazione determinante: “Peppe68, sei stonato come una campana incrinata. La tua voce è simile a quella di Mario Giordano; la tua presenza scenica è pari a quella di un Gormito obeso. In tre parole: mi (1) fai (2) schifo (3). Michael… canti come un angelo disceso in cielo, balli divinamente e la tua personalità è magnetica. Pertanto…ad andare avanti… sei tu, Peppe!!!”.